mercoledì 30 novembre 2011

018 - III FLASH BACK di Carmela Vacante

Gli scossoni provocati dalla macchina, lanciata a grande velocità, le avevano fatto già capire che stavano procedendo su una stradina sterrata, una stradina di campagna; non riusciva, però, a rendersi conto di quale strada potesse trattarsi avendo anche la testa avvolta strettamente dalla soffocante coperta. Erano in viaggio da un tempo infinito, forse da un’ora, forse di più: difficilmente ci si può rendere conto del tempo che passa se mancano i punti visivi di riferimento.
Il pensiero di Veronica, sconsolata e confusa, correva veloce ed insistente alla scena nella quale era stata coinvolta, alla colluttazione, a quei tre colpi di pistola, rimbombanti ancora nel suo cervello, che i malviventi avevano sparato e che avevano colpito, forse mortalmente, il suo caro amico Francesco. Ne aveva riconosciuto la sagoma malgrado il buio della stanza; lo aveva visto crollare a terra con un gemito soffocato. Ripensava, con stupore, alla sua improvvisa presenza in quel luogo, allo slancio generoso con cui aveva affrontato quegli energumeni, alla colluttazione che ne era scaturita e che aveva provocato quei tre maledetti colpi di pistola e, forse, la sua morte…
Per una strana coincidenza i suoi genitori e il suo amato fratellino in quei giorni si trovavano in Piemonte. Approfittando di alcuni residui giorni di ferie, erano andati al loro paese di origine a trovare i loro “vecchi”. Il padre, di concerto con la madre, stava, inoltre, coltivando il progetto di trasferirsi lì con tutta la famiglia, di rientrare nel loro paesello appena fosse andato in pensione. Sia lui che la moglie avevano nostalgia dei loro monti, dell’aria asciutta e frizzante della loro vallata; avevano nostalgia delle cime innevate delle Alpi; e, poi, i loro “vecchi”, ormai bisognosi di qualche attenzione in più, sarebbero stati meno soli e curati meglio.

Quanti pensieri, quante supposizioni si affollavano nella sua mente disturbata dagli ultimi avvenimenti. Si chiedeva, ma perché quella tragedia? Perché quei balordi si erano accaniti così tanto? In fondo avevano avuto quello che volevano; i preziosi documenti, che Alfio le aveva affidato in custodia, glieli aveva consegnati anche se con il cuore colmo di angoscia. Perché la pistola, per giunta carica? Perché avevano voluto a tutti i costi quei documenti? Cosa rappresentavano, cosa contenevano? Alfio non le aveva ancora parlato del contenuto di quei documenti; le aveva detto soltanto che doveva custodirli bene in luogo sicuro e che possedevano elementi che avrebbero influito molto sulla sua carriera e quindi sul loro futuro.
Si chiedeva ancora: perché Francesco era entrato in casa sua proprio in quel momento? Cosa l’aveva spinto a lanciarsi in sua difesa provocando con il suo intervento una tragedia? L’amava a tal punto? Innamorata com’era del suo Luca non aveva capito bene la passione, i forti sentimenti d’amore che Francesco provava nei suoi riguardi. Il suo intuito femminile le aveva fatto da tempo capire qualche cosa, il tormento che attanagliava l’animo dell’amico, sebbene egli si sforzasse di reprimere i suoi sentimenti, di tenerli per se. Ma lei aveva occhi solo per il suo innamorato e non si faceva molte domande pur intuendo la penosa situazione che viveva il suo caro amico fraterno.
Questo turbine di interrogativi non le impediva, però, di capire che la macchina si stava sempre muovendo su sentieri sconnessi, che aveva iniziato a salire e che si stava ora inerpicando su erte colline; non le impediva di capire che avevano lasciato da un pezzo le zone pianeggianti che costeggiano l’Arno e che si stavano spostando verso le montagne.
Improvvisamente e con un balzo, seguito da una brusca frenata, la macchina si fermò.

continua e invia a romanzoapiumani@libero.it

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