La vista del caro amico steso a terra in una pozza di sangue sconvolse totalmente Alfio.
Francesco aveva gli occhi sbarrati, e sebbene velati dall' appannamento tipico dei cadaveri, sembrava che, tramite lo sguardo fisso nel vuoto, volesse comunicare qualcosa, un messaggio. Alfio glieli chiuse passandogli delcatamente una mano sopra, come una carezza. Rimase accosciato a terra accanto al cadavere dell'amico per un tempo infinito, incredulo, sgomento, terrorizzato. Non riusciva a spiegarsi il perchè di quella morte; non riusciva a spiegarsi per quale motivo si trovasse proprio in quella stanza, la camera da letto della sua rVeronica. Si chiedeva, come un ubriaco, un ebete, dove fosse finita la ragazza. Non aveva neanche la forza di avanzare un sospetto, un qualche movente di gelosia...apatico, assente, incapace di capire e di agire.
Come in un sogno andò indietro nel tempo, cominciò a rivivere i momenti del passato che l'avevano visto con l'amico fraterno condividere giochi, divertimenti, progetti di vita...quando sognavano di diventare delle persone importanti...medici...avvocati....ingegneri! Mai un sogno, un progetto di operai, di semplici impiegati! Mai! Volavano sempre alto...Ricordava l'incontro che avevano fatto con Veronica . Ricordava con struggente nostalgia quando con lo sguardo compiacente la ragazza gli aveva fatto capire di essere il prescelto per un rapporto particolare, di complicità amorosa...Quando si era accorto della sofferenza dell'amico che, come lui, si era perdutamente innamorato di Veronica...Ma non poteva essere geloso; Francesco era troppo corretto e mai avrebbe fatto qualcosa che potesse guastare il bellissimo rapporto di amicizia che si era venuto a creare fra i tre giovani. La gelosia, però, era sempre in agguato e anche se Veronica lo aveva scelto, rimaneva sempre una sorta di sospetto che non era mai riuscito, però, ad incrinare il fraterno rapporto che legava i tre giovani sebbene in certi momenti faceva capolino creando qualche dissonanza.Ma roba passeggera, senza importanza.
Anche Francesco era originario del meridione, proveniva da un paesino sito nel tacco dello Stivale. Sicuramente queste radici abbastanza simili avevano creato tra loro un collante di complicità che, poi, si era mantenuto per tutta la vita. Suo padre, come il padre di Alfio, lavorava nelle Ferrovie dello Stato per cui anche le famiglie erano in ottimi rapporti di amicizia.Veronica, invece, proveniva dal Piemonte e si trovava in quel paesino della Toscana poichè il padre, impiegato delle Poste, era stato assegnato in quella sede.
Alfio era rimasto immobile, senza forze, incapace di reagire, di gridare, di far sapere che in quella stanza si era consumata una tragedia...Non si era nenche accorto che erano passate delle ore da quando era entrato in quella maledetta stanza. Era quasi il tramonto quando nel luogo del delitto entrò il Commissario Cortese che Giuseppe, insospettito dagli spari, aveva chiamato qualche ora prima..
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