Dov’era andato a finire quel ragazzo che qualche tempo prima, in un caldo ed assolato pomeriggio era sceso dall’autobus col suo borsone pieno di….
Di che cosa era pieno quel borsone? Di oggetti utili, di cianfrusaglie, di delusioni, di sogni?
Bisognava aprirlo per scoprirne il contenuto.
Era lecito farlo a chi non ne fosse il legittimo proprietario?
Ma lo stesso proprietario aveva il coraggio di farlo?
Il giorno in cui scese dall’autobus, in quel caldo pomeriggio, il ragazzo vagò per un po’.
Non aveva una meta.
Non sapeva di averla.
Ma la meta lo aspettava.
Incontrò una ragazza.
Occhi trasparenti, vago sorriso sulle labbra.
Sembrava bella, pulita, trasparente.
Anche lei sembrava non avere una meta.
Quindi, andavano nello stesso posto?
Si può andare nello stesso posto se non si sa dove andare?
Sembrerebbe di sì, perché i due si posero l’uno a fianco dell’altra, come se fossero stati certi di incontrarsi, proprio loro due!
Si avviarono.
Non sapevano verso dove –non se lo chiesero neanche- ma si avviarono nella stessa direzione.
“Cos’hai nel borsone?” chiese lei.
Lui non rispose, come se non avesse sentito, ma aveva sentito benissimo.
Lei incalzò: “Allora, cosa c’è nel borsone?”
“La lampada di Aladino” rispose finalmente.
“Magnifico, prendila”.
“Più tardi”.
“Va bene più tardi!”.
Proseguirono assieme senza chiedersi dove andare, ma come se, invece, lo sapessero entrambi.
Camminarono a lungo e parlarono, con intervalli di apprezzati silenzi, per tutto il tempo.
Non avvertirono mai alcun senso di stanchezza, di fame, di sete.
Eppure entrambi venivano da lontano e non mangiavano da qualche tempo.
Non avevano notato se la strada che percorrevano fosse accidentata o meno, asfaltata o sterrata, affollata o deserta.
L’aria che respiravano, invece, quella avvertivano che era tersa, luminosa fresca anche se il pomeriggio era torrido.
Era possibile tutto ciò?
Sognavano entrambi?
No! Erano totalmente svegli.
Provenivano -non importa da quale luogo- da esperienze che li avevano segnati, induriti, resi scettici e guardinghi.
Eppure tutto ciò si era sciolto, come d’incanto. Mai era capitato loro di vivere momenti di totale serenità come quello che stavano vivendo: sembrava che, assieme, nascessero in quel momento.
Non aveva importanza da dove fossero partiti rispettivamente, né dove avessero avuto intenzione di dirigersi.
Stavano bene l’uno accanto all’altra.
D’improvviso sopravvenne un acquazzone. Non si scomposero. Le loro sensazioni non cambiarono. Anzi, divennero più dolci.
“Prendiamo la lampada?” si dissero quasi all’unisono e quasi con le stesse parole.
Risero di gusto, come non capitava loro di fare abitualmente.
Aprirono li borsone, lui sapeva che non c’era nessuna lampada, lei lo immaginava: quando mai sono esistite le lampade magiche.
La lampada c’era!
Si guardarono stupiti.
Si chiesero se dovevano strofinarla per esaudire un desiderio.
Si risposero di no, che non serviva.
Un loro desiderio inespresso era stato esaudito: le loro anime si erano incontrate!
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