Il commissario capì che in quelle condizioni non avrebbe tirato fuori niente da quel ragazzo. Gli chiese se avesse un avvocato e dei parenti a cui comunicare che lo avrebbero portato al commissariato. Neanche a queste domande seppe rispondere, Ma non c’erano alternative. Qualcosa bisognava fare. Dal telefono nero posto su un tavolino marrone con centrino bianco a tre metri dal morto chiamò in ufficio, si fece passare l’ispettore Buonanno e gli disse di scrivere alcuni appunti.
- Un attimo, dottore, prendo una penna.
Dopo sette minuti riprese il telefono
- Pronto, dottore
- E ci mancherebbe, dopo sette minuti…”
- Che dice, dottore?
- Niente, niente. !. chiamare la scientifica e farla andare in via… in via… scusa, “che via è questa? Lo sapevo! Via del Tiglio, numero 8. Scritto tutto?
- Si dottore, glielo leggo “Uno: chiamare la scientifica e farla andare in via… in via… scusa, “che via è questa? Lo sapevo! Via del Tiglio, numero 8.”
- Noooo! Scrivi solo che la scientifica deve andare in via del Tiglio al numero otto. E lascia perdere il resto.
- Agli ordini, dottore
- Poi scrivi che voglio 4 agenti sempre in via del Tiglio, 8. Subito! . Poi telefona a mia moglie e dille che ritardo.
- Agli ordini dottore.
Chiuse il telefono e si rivolse a Luca
- Ragazzo, fra poco arriveranno gli agenti, ti porteranno al commissariato. Qua non posso lasciarti. Potresti essere l’assassino oppure la prossima vittima. Mentre aspetti con l’agente che adesso è fuori, io vado a fare un salto nel Bar qui accanto: Spero che qualcuno abbia visto qualcosa. Si affacciò alla porta e chiamò l’agente Rapicavoli. Questi conversava sottovoce con Giuseppe, che aveva appena sbagliato di nuovo ad accedere la sigaretta e diceva che presto avrebbe smesso di fumare.
continua e invia a romanzoapiumani@libero.it
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