domenica 20 novembre 2011

009 - Flash back di Carmela Vacante

Pregava e al contempo riviveva con angoscia la sequenza degli avvenimenti che avevano preceduto il suo inspiegabile rapimento.
L'autobus era un po’ in ritardo ma Veronica, come al solito, si era recata alla fermata alle due meno un quarto e, riparandosi dall'insopportabile calura estiva sotto l'unico albero esistente in quel luogo, aspettava, con impazienza, il suo Luca.
In realtà il suo giovane innamorato si chiamava Alfio, nome ereditato dal nonno paterno che i suoi genitori, originari dalla Sicilia sud-orientale, gli avevano dato insieme ad un secondo nome, Luca, che solo Veronica pronunciava per creare un vincolo di maggiore intimità nel loro meraviglioso rapporto d'amore.
Ad un tratto arrivò a grande velocità una macchina scura dalla quale scesero due uomini col viso travisato da fazzolettoni arabi. Approfittando del fatto che sulla strada non c'era anima viva, i due energumeni, spingendo in malo modo la ragazza, la inducevano a rientrare in casa. Entrarono furtivamente, senza accendere la luce, costringendo la ragazza a consegnare loro alcuni documenti che Alfio, alcuni mesi prima, le aveva affidato perché li custodisse in luogo sicuro. Terrorizzata dalla pistola che uno dei malviventi le puntava alla tempia, Veronica, piangendo, consegnò loro i documenti richiesti.
Francesco, amico carissimo di Alfio, che abitava nello stesso stabile, rientrando dal lavoro, si avvide che la porta dell'abitazione di Veronica era aperta. Preoccupato entrò con una certa titubanza, chiamò l'amica e in risposta sentì un grido soffocato e un tramestio sospetto. Si spinse fino alla camera da letto da dove proveniva il trambusto. Malgrado il buio, capì subito che la ragazza versava in una situazione pericolosa; si lanciò in sua difesa entrando in colluttazione con i malviventi; dalla pistola carica partì accidentalmente un colpo che centrò Francesco in pieno petto e subito dopo altri due colpi che lo fecero stramazzare a terra in una pozza di sangue. Presi dal panico, i malviventi, che nella colluttazione avevano perso il travisamento del volto, avvolsero Veronica in una coperta e spingendo in malo modo il grosso fagotto recalcitrante, lasciarono precipitosamente l'appartamento chiudendo la porta con un calcio.

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