- Alfio - rispose il ragazzo dopo aver guardato con sorpresa quell'uomo che gli stava seduto accanto.
Il commissario lo guardò con curiosità. Non doveva essere di quelle parti. Alfio non è un nome comune da quelle parti. Anzi, a dire il vero, lui non lo aveva mai sentito un nome così.
- E che ci fai qui ? - riprese Cortese.
- Qui ci abita la mia ragazza. O forse ci abitava. Non so. Ma lei chi è ?
- Sono il commissario Cortese, della polizia di Montevarchi. La tua ragazza non c'è qui. E di là, in camera da letto vi era un giovanotto... il cadavere di un giovanotto. Lo hai visto? Lo conoscevi ?
Cortese, era sempre stata una persona gentile. Proprio come se il suo cognome lo avesse segnato sin da piccolo e lo avesse costretto a non deludere le attese della gente.
"Uno che si chiama così non può che essere gentile" pensavano quelli che lo conoscevano bene. E lui non li aveva mai delusi. Ma nel suo lavoro era uno diretto, deciso. Garbato ma diretto.
Il ragazzo esitò un attimo e poi rispose: - Si, l'ho visto. Ma Veronica?
Cortese si alzò lentamente e cominciò a passeggiare davanti a quel divano rosso, avanti e indietro, come se avesse cercato le parole giuste per spiegare al ragazzo quello che, secondo le prime impressioni, era successo.
- Vedi Alfio, la tua ragazza, non c'è qui e abbiamo motivo di ritenere che sia stata rapita. Probabilmente viva. Anzi direi senz'altro ancora viva.
Si fermò un attimo per studiare la reazione del ragazzo. Quando vide che era rimasto impassibile proseguì:
- Io spero che tu voglia aiutarci a capire chi può averla rapita e perché.
Fece un'altra pausa. Bisognava introdurre l'altro fattore. Quello più grave, almeno fino a quel momento.
- E di quel giovanotto in camera da letto che mi dici ?
- Si chiamava Francesco, era un mio amico. Il più caro dei miei amici. Anzi, credo di avere avuto solo quello.
continua scrivendo a romanzoapiumani@libero.it
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