venerdì 18 novembre 2011

005 Elio Magnano

Al bar i soliti amici si erano incontrati per la solita partita a carte. Si sedettero attorno al tavolo all’angolo della strada, all’aperto. Era un autunno decisamente gradevole. Il più vecchio ordinò delle birre per tutti. Gianni, il più giovane del gruppo, cominciò a mescolare un mazzo di carte da poker. Al centro del tavolo mise un piattino rosso, che doveva servire a raccogliere le puntate. Gino, un avvocato civilista un po’ spiantato, si sedette alla sinistra di Gianni. Di fronte si piazzò Osvaldo, un omone di 100 chili, che da giovane era stato campione regionale dilettante di pugilato nei pesi mediomassimi. Accanto ad Osvaldo era seduto Giuseppe. “Possiamo iniziare – disse Gianni – chi prende la carta più alta apre le danze.” Gino prese dal mazzo un nove di picche. Osvaldo un dieci di cuori. All’improvviso si sentirono tre botti fortissimi. Sicuramente colpi di pistola. Giuseppe non aveva alcun dubbio. Era stata una berretta a sparare. Non poteva sbagliarsi. Era stato per trentotto anni nella polizia.
Corsero verso l’angolo opposto della strada, da dove sembravano provenire i colpi di pistola. Videro in lontananza un’auto scura, che si allontanava a tutta velocità verso la provinciale per Montevarchi, sollevando una montagna di polvere nella strada sterrata. Subito dopo, diradatasi la polvere, apparve un fiore giallo al centro della strada (Elio Magnano)

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