Con la faccia smorta e la mano molle, Giuseppe raccolse quel fiore. Come d'un lampo, gli apparve nitida alla coscienza la luce di un volto; e poi un altro tonfo al cuore, come quelli che avevano seguito di un millesimo di secondo gli spari che aveva udito quand'era giù al bar: Veronica. Il suo semplice gesto quotidiano, tutti in paese lo conoscevano. La mano si fece rigida, il pensiero volò veloce e rabbioso a Luca, ad Alfio, e poi ancora si posò su Veronica. Come per una specie di riflesso condizionato, cominciò forse a mettere insieme i pezzi di una vecchia storia. Ma una mano sulla spalla lo fece trasalire, quasi fosse quella di un assassino, e una voce ruppe quell'afoso, nauseante silenzio: "Collega, hai visto qualcosa?". "Andate a casa di Veronica - rispose Giuseppe - Andate a casa di Veronica".
Tutti i giorni si assomigliano l'un l'altro, e in paese non c'è quasi più niente di cui discutere. Della scomparsa di Ettore praticamente non se ne parla più: troppo abile per seguirne le tracce, troppo noioso per stargli dietro a lungo. Questo però è un giorno del quale ci sarà molto da dire, molto da chiedere, molto da sapere, molto da scoprire. Giuseppe sistemò il cappello con aria da sbirro, come usava fare un tempo. E si accese una sigaretta: dalla parte sbagliata, quella del filtro.
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