venerdì 2 dicembre 2011

021 - V flash back di Carmela Vacante

5° FLASH BACK di Carmela Vacante


Alfio preferiva viaggiare giornalmente non preoccupandosi della stanchezza e del tempo prezioso che perdeva, che lui non riteneva tempo perso. Il viaggio giornaliero in autobus lo divertiva perché gli permetteva di incontrare tante persone, ognuna un possibile mondo da conoscere, da esplorare…gli permetteva di viaggiare spensierato, di distrarsi a guardare la bella ed ubertosa campagna della valle dell’Arno, di non curarsi del traffico intenso dell’autostrada… gli permetteva, soprattutto, di rilassarsi, di coltivare i suoi sogni più belli; di lavorare con la fantasia immaginandosi una brillante carriera …di coronare, con il matrimonio, la sua bella storia d’amore con la sua adorata Veronica…Lui la pensava ancora all’antica, come i suoi genitori: due giovani che si amano prima o poi – meglio prima che poi – si sposeranno…metteranno su famiglia…magari in una bella casa acquistata con l’aiuto dei genitori…
Spesso, durante il viaggio, si ritrovava a pensare, con una sorta di malinconia, al suo amico e al destino crudele che aveva diviso le loro strade di studenti universitari iscritti alla stessa facoltà.

Francesco, dopo la morte prematura del padre, causata da un infarto fulminante, aveva dovuto abbandonare gli studi universitari per cercarsi un lavoro e contribuire così al mantenimento della sua famiglia: la pensione del padre non bastava per affrontare tutte le necessità Aveva una sorella di dieci anni più giovane, studentessa liceale, e due fratellini gemelli di otto anni, scolari della terza elementare, nati a distanza di tanti anni, quando ormai sembrava impossibile che la famiglia potesse ancora acquisire altri regali dalla vita: i due gemelli, infatti, erano stati accolti da tutti come un bellissimo dono del Signore. La madre, casalinga, si era dedicata completamente alla cura della famiglia e contribuiva a far quadrare i conti risparmiando su tutto anche sui vestiti dei figli che, quasi sempre, cuciva lei stessa utilizzando scampoli di stoffa che comprava quando andava al mercato settimanale di un centro vicino. Con la morte del padre una pensione di reversibilità, di importo inferiore allo stipendio, era passata alla madre; era venuto, inoltre, a mancare l‘introito extra che proveniva da un lavoro in nero che il padre svolgeva nel tempo libero. I bisogni della famiglia aumentavano al crescere dei ragazzi e Francesco, che era il primogenito, si era sentito in dovere di dare una mano. Aveva così trovato un posto di contabile in una fabbrica di giocattoli nello stesso centro in cui abitava Veronica. Per necessità si era dovuto accontentare…gli sarebbe piaciuto di continuare gli studi universitari con Alfio e spesso pensava a quello che avrebbero potuto realizzare insieme… ma erano malinconie passeggere…Nel tempo, si era anche affezionato al lavoro che svolgeva, aveva avuto qualche aumento di stipendio il che gli aveva consentito di affittare il monolocale che si era liberato nello stesso stabile dove abitava Veronica. Si era, quindi, stabilito in quel paesino e si recava a Montevarchi, dove abitava la sua famiglia, solo a fine settimana. Si era comprato una utilitaria, a rate, e talvolta, quando era libero, gli piaceva sostare nei pressi della fermata dell’autobus, dietro un angolo appartato, chiuso nella sua macchina a fumare una sigaretta, per poter guardare, non visto, Veronica che, con un fiore giallo in mano, correva incontro al suo amore.

Quel giorno fatidico si trovava lì, casualmente, volutamente, inconsapevolmente…

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giovedì 1 dicembre 2011

020 - IV fash back di Carmela Vacante

4° FLASH BACK di Carmela Vacante


Quel giorno avrebbe dovuto essere un giorno speciale per i due innamorati: non si vedevano da quasi quattro giorni e avevano tantissime cose da raccontarsi. Alfio rientrava da un importante Congresso internazionale che si era svolto ad Amsterdam, detta, per i suoi numerosi canali, la Venezia dei Paesi Bassi, la città che ha dato i natali all’estroso Van Gogh, il pittore dei girasoli, ricca di musei, di bellissime strade alberate e del più importante quartiere europeo a luci rosse…capitale dell’Olanda, terra dei mulini a vento e dei tulipani…
Quando il direttore del centro di ricerca di Ingegneria Biomedica dell’Università di Pisa gli aveva proposto di accompagnarlo ad Amsterdam per partecipare, spesato di tutto, compreso il viaggio, ad un Congresso internazionale, la sua felicità era stata grandissima. Questa sua partecipazione ad un Congresso internazionale era il risultato della stima di cui il giovane godeva nel Centro di ricerca e, sicuramente, avrebbe avuto una grande peso nello sviluppo della sua carriera ancora agli albori.
Alfio si era laureato a pieni voti e con la lode in Ingegneria Biomedica presso l’Università di Pisa. L’interessantissima tesi di laurea, “Trapianti di cuore: problematiche e aspettative”, il suo modo di lavorare, la sua modestia, le sue idee innovative gli avevano procurato favorevoli apprezzamenti da parte dei suoi docenti e, in particolare, dal suo Relatore, che era il direttore del Centro di Ricerca Applicativa sui Trapianti Cardiaci. Dopo la laurea, seguendo il suo intuito, incoraggiato dal suo Relatore e, soprattutto, grazie ad una meritata borsa di studio si era, quindi, fermato in questo Centro di ricerca per lavorare ed approfondire la sua preparazione .

Il tema del Congresso verteva sulle ultime scoperte, a livello mondiale, delle “Protesi sostitutive delle valvole cardiache e nuovi modelli di cuore artificiale”. Quel Congresso costituiva per lui un’occasione importantissima che non doveva assolutamente farsi scappare. La sorte gli era favorevole. Alfio, infatti, stava svolgendo, nel laboratorio del Centro universitario, un lavoro di ricerca sui materiali da utilizzare per rendere le valvole cardiache, da impiantare in un cuore, più piccole, più leggere, meglio rispondenti all’anatomia del cuore umano, e in grado di non creare al paziente i gravi e spesso fatali problemi di rigetto. Al tempo stesso stava lavorando, parallelamente e per proprio conto, su un suo progetto-sogno: costruire un modello di cuore artificiale che avrebbe dovuto per sempre eliminare il grosso problema del reperimento di organi cardiaci da trapiantare, geneticamente compatibili, e le lunghe angosciose aspettative dei pazienti in attesa di trapianto.
Quel lavoro, tanto impegnativo, ma altrettanto formativo, lo svolgeva quasi gratuitamente: la borsa di studio, vinta con un concorso, gli consentiva appena di concedersi qualche spesuccia personale e di pagarsi il viaggio in corriera che giornalmente faceva per spostarsi da Pisa al piccolo centro dove abitava la sua Veronica e viceversa. Non aveva ancora avuto la possibilità economica di comprarsi una macchina, magari di seconda mano. Fermarsi a Pisa sarebbe stato più comodo ma le sue finanze non glielo consentivano e non voleva ulteriormente pesare sulle spalle dei suoi genitori.

Il direttore del Centro di Ricerca, interessato e, soprattutto, molto incuriosito dai progetti che il giovane coltivava e che aveva in mente di realizzare, gli aveva permesso di utilizzare le attrezzature del laboratorio per queste sue ricerche personali. Lo lasciava lavorare…ma lo teneva d’occhio!

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019 - Brunella Li Rosi

Il commissario Cortese, si fece cupo in viso. Aggrottò le folte sopracciglia scure e il suo fine cervello incominciò a galoppare. Sapeva per istinto di segugio di razza che andava verso la direzione giustaSi ricordò di quando il barista con aria spaventata e pentendosi subito dopo di aver parlato troppo, gli raccontò delle strane occhiate che si erano scambiate i quattro amici seduti al bar…E Veronica con i suoi occhi verdi, la sua storia d’amore e il rapimento?… no, Veronica non era quello che sembrava. Cosa nascondeva? Il rapimento vero o falso che fosse e… e… quel fiore giallo in mezzo alla strada!!! Sì! Un fiore giallo. Diversi testimoni mi hanno raccontato che questa ragazza andava spesso in giro con un fiore giallo in mano
Ci sono!!!Un segnale! Ecco cosa significa quel fiore giallo! Non potrebbe essere altrimenti! Se questa ragazza fosse stato quello che si voleva io credessi non ci sarebbe un morto di mezzo! Altro che preghiere di raccomandazione, questa mi sa che è implicata in traffici poco leciti qe quel povero ragazzo ammazzato con tre colpi di pistola, o ha scoperto quello che non doveva scoprire o… chissà magari voleva di più! Ma ci ha rimesse le penne! Bene, bene… Il commissario Cortese sembrava fiero di sé con un’aria sicura e soddisfatta si avviò verso il lungo corridoio su cui si affacciava la sua stanza d’ufficio.

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