5° FLASH BACK di Carmela Vacante
Alfio preferiva viaggiare giornalmente non preoccupandosi della stanchezza e del tempo prezioso che perdeva, che lui non riteneva tempo perso. Il viaggio giornaliero in autobus lo divertiva perché gli permetteva di incontrare tante persone, ognuna un possibile mondo da conoscere, da esplorare…gli permetteva di viaggiare spensierato, di distrarsi a guardare la bella ed ubertosa campagna della valle dell’Arno, di non curarsi del traffico intenso dell’autostrada… gli permetteva, soprattutto, di rilassarsi, di coltivare i suoi sogni più belli; di lavorare con la fantasia immaginandosi una brillante carriera …di coronare, con il matrimonio, la sua bella storia d’amore con la sua adorata Veronica…Lui la pensava ancora all’antica, come i suoi genitori: due giovani che si amano prima o poi – meglio prima che poi – si sposeranno…metteranno su famiglia…magari in una bella casa acquistata con l’aiuto dei genitori…
Spesso, durante il viaggio, si ritrovava a pensare, con una sorta di malinconia, al suo amico e al destino crudele che aveva diviso le loro strade di studenti universitari iscritti alla stessa facoltà.
Francesco, dopo la morte prematura del padre, causata da un infarto fulminante, aveva dovuto abbandonare gli studi universitari per cercarsi un lavoro e contribuire così al mantenimento della sua famiglia: la pensione del padre non bastava per affrontare tutte le necessità Aveva una sorella di dieci anni più giovane, studentessa liceale, e due fratellini gemelli di otto anni, scolari della terza elementare, nati a distanza di tanti anni, quando ormai sembrava impossibile che la famiglia potesse ancora acquisire altri regali dalla vita: i due gemelli, infatti, erano stati accolti da tutti come un bellissimo dono del Signore. La madre, casalinga, si era dedicata completamente alla cura della famiglia e contribuiva a far quadrare i conti risparmiando su tutto anche sui vestiti dei figli che, quasi sempre, cuciva lei stessa utilizzando scampoli di stoffa che comprava quando andava al mercato settimanale di un centro vicino. Con la morte del padre una pensione di reversibilità, di importo inferiore allo stipendio, era passata alla madre; era venuto, inoltre, a mancare l‘introito extra che proveniva da un lavoro in nero che il padre svolgeva nel tempo libero. I bisogni della famiglia aumentavano al crescere dei ragazzi e Francesco, che era il primogenito, si era sentito in dovere di dare una mano. Aveva così trovato un posto di contabile in una fabbrica di giocattoli nello stesso centro in cui abitava Veronica. Per necessità si era dovuto accontentare…gli sarebbe piaciuto di continuare gli studi universitari con Alfio e spesso pensava a quello che avrebbero potuto realizzare insieme… ma erano malinconie passeggere…Nel tempo, si era anche affezionato al lavoro che svolgeva, aveva avuto qualche aumento di stipendio il che gli aveva consentito di affittare il monolocale che si era liberato nello stesso stabile dove abitava Veronica. Si era, quindi, stabilito in quel paesino e si recava a Montevarchi, dove abitava la sua famiglia, solo a fine settimana. Si era comprato una utilitaria, a rate, e talvolta, quando era libero, gli piaceva sostare nei pressi della fermata dell’autobus, dietro un angolo appartato, chiuso nella sua macchina a fumare una sigaretta, per poter guardare, non visto, Veronica che, con un fiore giallo in mano, correva incontro al suo amore.
Quel giorno fatidico si trovava lì, casualmente, volutamente, inconsapevolmente…
Continua e invia a romanzoapiumani@libero.it
Nessun commento:
Posta un commento