4° FLASH BACK di Carmela Vacante
Quel giorno avrebbe dovuto essere un giorno speciale per i due innamorati: non si vedevano da quasi quattro giorni e avevano tantissime cose da raccontarsi. Alfio rientrava da un importante Congresso internazionale che si era svolto ad Amsterdam, detta, per i suoi numerosi canali, la Venezia dei Paesi Bassi, la città che ha dato i natali all’estroso Van Gogh, il pittore dei girasoli, ricca di musei, di bellissime strade alberate e del più importante quartiere europeo a luci rosse…capitale dell’Olanda, terra dei mulini a vento e dei tulipani…
Quando il direttore del centro di ricerca di Ingegneria Biomedica dell’Università di Pisa gli aveva proposto di accompagnarlo ad Amsterdam per partecipare, spesato di tutto, compreso il viaggio, ad un Congresso internazionale, la sua felicità era stata grandissima. Questa sua partecipazione ad un Congresso internazionale era il risultato della stima di cui il giovane godeva nel Centro di ricerca e, sicuramente, avrebbe avuto una grande peso nello sviluppo della sua carriera ancora agli albori.
Alfio si era laureato a pieni voti e con la lode in Ingegneria Biomedica presso l’Università di Pisa. L’interessantissima tesi di laurea, “Trapianti di cuore: problematiche e aspettative”, il suo modo di lavorare, la sua modestia, le sue idee innovative gli avevano procurato favorevoli apprezzamenti da parte dei suoi docenti e, in particolare, dal suo Relatore, che era il direttore del Centro di Ricerca Applicativa sui Trapianti Cardiaci. Dopo la laurea, seguendo il suo intuito, incoraggiato dal suo Relatore e, soprattutto, grazie ad una meritata borsa di studio si era, quindi, fermato in questo Centro di ricerca per lavorare ed approfondire la sua preparazione .
Il tema del Congresso verteva sulle ultime scoperte, a livello mondiale, delle “Protesi sostitutive delle valvole cardiache e nuovi modelli di cuore artificiale”. Quel Congresso costituiva per lui un’occasione importantissima che non doveva assolutamente farsi scappare. La sorte gli era favorevole. Alfio, infatti, stava svolgendo, nel laboratorio del Centro universitario, un lavoro di ricerca sui materiali da utilizzare per rendere le valvole cardiache, da impiantare in un cuore, più piccole, più leggere, meglio rispondenti all’anatomia del cuore umano, e in grado di non creare al paziente i gravi e spesso fatali problemi di rigetto. Al tempo stesso stava lavorando, parallelamente e per proprio conto, su un suo progetto-sogno: costruire un modello di cuore artificiale che avrebbe dovuto per sempre eliminare il grosso problema del reperimento di organi cardiaci da trapiantare, geneticamente compatibili, e le lunghe angosciose aspettative dei pazienti in attesa di trapianto.
Quel lavoro, tanto impegnativo, ma altrettanto formativo, lo svolgeva quasi gratuitamente: la borsa di studio, vinta con un concorso, gli consentiva appena di concedersi qualche spesuccia personale e di pagarsi il viaggio in corriera che giornalmente faceva per spostarsi da Pisa al piccolo centro dove abitava la sua Veronica e viceversa. Non aveva ancora avuto la possibilità economica di comprarsi una macchina, magari di seconda mano. Fermarsi a Pisa sarebbe stato più comodo ma le sue finanze non glielo consentivano e non voleva ulteriormente pesare sulle spalle dei suoi genitori.
Il direttore del Centro di Ricerca, interessato e, soprattutto, molto incuriosito dai progetti che il giovane coltivava e che aveva in mente di realizzare, gli aveva permesso di utilizzare le attrezzature del laboratorio per queste sue ricerche personali. Lo lasciava lavorare…ma lo teneva d’occhio!
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